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CASTELLO DI MASNAGO, VARESE

 

Stefano Medaglia

Autore: Medaglia Stefano (1970), esecutore

Cronologia: 1994

Tipologia: pittura

Materia e tecnica: tecnica mista su tela

Misure: 147 x 147

Stefano Medaglia, artista di Venegono Superiore, è autore anche delle vetrate della Chiesa di Santa Caterina in Pianasca.

Ghirla e il suo lago sono uno dei testimonial più significativi del turismo in provincia di Varese.

D’estate il paese richiama alla mente temperature particolarmente gradevoli.

Inoltre la sua pensilina liberty accoglie i visitatori alla fermata degli autobus, a documentare i fasti degli inizi del Novecento e l’arrivo della tramvia.

Il mercatino natalizio si snoda attraverso le vie del piccolo centro ed espone i prodotti locali (mele e formaggi della valle). Interessa anche la via del Ghetto, che rievoca una possibile presenza ebraica.

In realtà un nucleo ebraico non è ufficialmente documentato, anche se questa piccola località  ha costituito, durante l’ultima guerra,  rifugio per gli ebrei che fuggivano in Svizzera, vista la vicinanza del confine.

Ghirla rappresenta anche la provincia operosa, dalle fucine del Maglio al Mulino Rigamonti.

In particolare l’attività del mulino, che sfrutta le acque del torrente Margorabbia, è attestata con la stessa famiglia a partire  dal 1787.

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Casa-museo di Vincenzo Vela (1820-1891)

Gipsoteca monumentale

Collezioni dell’Ottocento

Mostre temporanee

Parco panoramico

Il Museo

Villa Vela, sede del Museo oggi gestito dall’Ufficio federale della cultura, venne donata nel 1892 alla Confederazione Svizzera, insieme alle collezioni in essa conservate, dal pittore Spartaco Vela (1854-1895), figlio del più noto Vincenzo, uno dei massimi scultori realisti dell’Ottocento.

La villa – già aperta al pubblico come museo privato dallo stesso scultore – venne designata ufficialmente “Museo Vela” nel 1898, divenendo il primo museo in Ticino.

Immersa in un ampio parco, agibile al pubblico, la dimora è considerata una delle più importanti case d’artista dell’Ottocento europeo, e la più significativa su suolo elvetico.

Gli ambienti sono stati interamente ristrutturati (1997-2001) dall’architetto Mario Botta e più recentemente si è proceduto a un riallestimento delle collezioni permanenti (2015).

Le collezioni

Accanto alla gipsoteca di Vincenzo, eccezionale per qualità e per monumentalità, che raccoglie i modelli originali in gesso di quasi tutte le opere dello scultore, il Museo custodisce altri importanti nuclei: numerosi bozzetti in terracotta e gesso, la pinacoteca e la biblioteca di famiglia, una ricca collezione di disegni e opere grafiche, e una sorprendente raccolta di fotografie d’epoca, nonché i lasciti del figlio pittore Spartaco – composto principalmente dei suoi quadri – e del fratello maggiore Lorenzo Vela (1812-1897), notevole scultore-animalista. Di quest’ultimo sono conservati modelli in gesso e sculture in marmo e terracotta, nonché la ricca e qualitativamente notevole raccolta personale di dipinti ottocenteschi di area lombarda e piemontese.

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© Museo Vincenzo Vela / foto Mauro Zeni.

In una giornata pazzerella di marzo, durante le consuete ma sempre significative giornate Fai, decido di visitare il Monastero di Sant’Antonino a Luvinate.

Sulla voce della guida, che ci chiede di rispettare i ritmi dei frequentatori del golf,  cerco di ripercorrere le tappe della storia del convento.

C’è un legame tra Luvinate e la Sala Veratti di Varese, refettorio delle benedettine?

Il convento di Luvinate, datato già nell’anno mille, venne sciolto da Carlo Borromeo per “comportamenti sconvenienti” delle monache alla metà del ‘500. Le monache vennero trasferite proprio a Varese.

Il monastero è proprietà del Golf club Varese, che ne ha curato con perizia il restauro a partire dagli anni trenta del  Novecento, in un contesto naturale di grande pregio che permettere di affacciarsi sul Lago di Varese e sul Monte Rosa.

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Lungo la strada che portava un tempo a Borgosesia e che ora si snoda ai piedi della collina, si apre lo scenario sacro di una scalinata.

Ci troviamo al Santuario della Madonna della Gelata.

Un’ immagine venerata fin dal Medioevo, in riferimento ai bambini non battezzati.

Il miracolo consisteva nel rianimare i bambini morti, il respiro recuperato era sufficiente per essere battezzati e sepolti in terra consacrata.

Intorno alla immagine sacra nasce una vera e propria chiesa grazie all’intervento del vescovo Bascapè.

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  La Parrocchiale di San Giacomo

Binago, itinerario tra storia, arte e fede

Un ulteriore tassello nella conoscenza e nella tutela dell'antica pittura locale: il centone affrescato sulle pareti della chiesa di Santa Maria Assunta in Binago, piccolo centro in provincia di Como ma compreso nella Diocesi milanese. 

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Vedute esterna della chiesa di Binago

"Conoscere la propria storia per vivere meglio il presente": è stato questo lo spirito con cui, nel 2007, si sono mossi i necessari lavori di restauro nella chiesa di Santa Maria Assunta in Binago, ultima tappa di una chiesa tanto amata da tutti i binaghesi ma mai sufficientemente valorizzata. Antica parrocchiale di Binago, la piccola chiesa si affaccia su un sagrato in ciottolato dalle dimensioni contenute e presenta uno schema architettonico molto semplice tipico delle chiese in stile romanico. L'aspetto di maggior interesse della chiesa di S. Maria è costituito naturalmente dagli affreschi che ne ornano le pareti interne e che i recenti restauri hanno pulito, consolidato e restituito ad una lettura più chiara. Caratteristica peculiare della decorazione pittorica di S. Maria, databile tra XIV e XV secolo, risiede nel fatto che essa è costituita da affreschi indipendenti tra loro, commissionati cioè da singoli committenti senza evidentemente la preoccupazione di dare uniformità all'ornato pittorico. Il risultato di questo mecenatismo religioso è una vera e propria proliferazione di immagini della Madonna e di Santi, ripetute talvolta in più versioni diverse. 

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Il "lucertolone famoso" è tornato

Dopo un lungo e delicato restauro, il coccodrillo di Santa Maria del Monte a Varese ha trovato definitiva collocazione nel percorso del Museo Baroffio e del Santuario.

Si respirava una bella atmosfera, carica di soddisfazione e curiosità al Museo Baroffio. Abituati alla presentazione di restauri di beni artistici più comuni, l'occasione del recupero di un coccodrillo non poteva passare inosservata.


Da tempo c'era la voglia, il desiderio di rivederlo, il "lucertolone" di Santa Maria del Monte, nascosto all'ombra delle numerose bellezze del museo, ma mai dimenticato, soprattutto dagli amici del Malcantone.


Chiuso nella sua teca da più di cento anno, era tornato alla ribalta nell'estate del 2014, per la prima volta esposto al pubblico dopo anni di oblio. "Si è creato un bel clima di collaborazione" ha detto Laura Marazzi, conservatrice del Baroffio, ringraziando tutti coloro che si sono spesi nell'impresa, dal restauratore Paolo Moro al Museo del Malcantone, insieme ai vari gruppi e amici che hanno collaborato nelle sottoscrizioni. "C'era una grande richiesta di rivedere il coccodrillo - ammette Bernardino Croci Maspoli, conservatore del Museo Etnografico del Malcantone - e questo recupero riconsolida i rapporti antichi con Santa Maria del Monte, rapporti che affondano le radici nei primi pellegrinaggi, già attestati nel 1189".

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