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 Il Simulacro dell’Addolorata in S.Vittore a Varese

Il celebre gruppo ligneo che rappresenta la Vergine sofferente mentre sviene ai piedi della Croce, sorretta da Maria di Cleofa e Maria di Magdala, si trova al centro dell'ultimo libro di Chiara Zangarini.

Il Simulacro dell’Addolorata, Varese

Il 15 settembre il calendario liturgico della Chiesa fa memoria della Madonna Addolorata. Questa devozione è particolarmente viva e radicata in Varese che conserva nella Basilica di San Vittore un gruppo ligneo finemente intagliato che rappresenta la Vergine sofferente mentre sviene ai piedi della Croce, sorretta da Maria di Cleofa e Maria di Magdala.

L'origine del simulacro della Beata Vergine Addolorata è da ricercarsi intorno alla metà del XVI secolo, quando, ricostruita in forme rinascimentali l'abside di S. Vittore, si procedette alla decorazione del presbiterio e del coro, secondo un programma iconografico incentrato sulla passione di Cristo. Il gruppo dell'Addolorata faceva parte di un complesso più ampio, posto nel coro, raffigurante il Calvario; in tale luogo fu visto da S. Carlo Borromeo nelle sue visite e lì si trovava ancora nel 1612, quando Federico Borromeo così lo descrive: "Dietro all'altare, sono appese alla parete tre grandi croci cui sono inchiodate le immagini di Gesù Cristo Crocifisso e dei due ladroni; ai piedi della Sua Croce si vedono le statue della B.V. Maria e delle altre Marie e di S. Giovanni evangelista dipinte e dorate ed elegantemente scolpite".

 Battesimo

Il Battesimo di Gesù è ricordato nella cappella del Battistero in parrocchiale e in una tomba. In realtà la prima cappella entrando da sinistra può essere considerata una memoria dedicata al Battista, titolare della chiesa; infatti sulla parete sinistra è raffigurata la predica del precursore (altro soggetto simile è dipinto sulla volta della navata centrale), mentre la parete frontale è occupata dal battesimo e quella di destra presenta l’affresco del rimprovero ad Erode.

 

Il fonte battesimale è costituito da una semplice vasca marmorea sostenuta da una colonna; nell’armadio a muro era custodito quanto serviva alla cerimonia, anche se è probabile una precedente diversa soluzione segnalata dalla lacuna ellittica sul pavimento e dal minor spazio occupato dall’armadio, in quanto la scena della predica presenta una zona non dipinta più grande dell’armadio esistente.

 

 

 

 

 

 

 

SLucia

La santa protettrice della vista è raffigurata in S. Maria nel trittico già ricordato il 25 novembre. Anche Lucia è ritratta in modo tradizionale, con i suoi occhi sul piatto da offrire a Dio: secondo una leggenda se li strappò perché il suo sposo, o pretendente, non smetteva mai di magnificarne la bellezza. La santa siracusana è implorata quindi da chi soffre agli occhi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LoretoOggi si ricorda l’evento miracoloso della traslazione della casa di Nazareth a Loreto avvenuta alla fine del ’200 per opera di angeli secondo la tradizione ufficiale e su iniziativa dei templari secondo altri. La piccola costruzione, di cui da qualche secolo è visibile solo l’interno perché l’esterno è rivestito da una sontuosa scatola marmorea, ha ospitato Gesù nella sua infanzia a partire dall’annunciazione, come si può vedere al Sacro Monte di Varese. La devozione per la santa casa si è sviluppata da noi soprattutto alla fine del ’400 anche per impulso degli Sforza. La presenza in Italia della “reliquia” facilitò il compito dei pellegrini, perché non era più necessario recarsi in Palestina. Per questo motivo sono stati istituiti i Sacri Monti. Nel dipinto di Binago in S. Maria, che non differisce di molto dagli altri esempi in zona (anche se in esso si rileva la presenza del committente), la casa è trasformata in piccola chiesa con campanile (poiché questo elemento non è presente in tutte le raffigurazioni, potrebbe essere stato aggiunto per motivi simbolici), gli angeli la stanno posando al suolo e la Madonna con Bambino si trova sopra il tetto (o dietro la casa).

 

 

 

S AmrogioIl culto al santo contitolare della diocesi è limitato ad un tondo collocato in parrocchiale. Il dipinto, di pittore ignoto come tutti gli altri sulla volta della chiesa, è stato realizzato nell’ultima fase di ampliamento di San Giovanni, quindi a fine ’800 e comunque entro la prima metà del ’900. Il fondo oro rievoca i fasti della pittura bizantina, giustificato da un clima di recupero del medioevo, come avviene in architettura con il neogotico e il neoromanico.

 

 

SAndreaLa statua dell'apostolo Andrea è posta sopra alla cappelletta insieme a quella di San Carlo, ma non si capiscono i motivi della sua presenza, ovvero non c'è documentazione del suo culto a Binago. La statua in cemento lo ritrae senza la tradizionale croce a X sulla quale trovò la morte.

 

 

 

 

 

 

 

 

S CaterinaLa santa è ritratta nella chiesetta di Santa Maria di Binago nella sua forma iconografia più conosciuta, ovvero con lo strumento del suo martirio: la ruota dentata. In altre situazioni, invece, la si vede discutere con i filosofi che tentavano di dissuaderla dal seguire la religione cristiana (come è riscontrabile nella chiesa di Santa Maria delle Grazie a Milano).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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