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Cronaca di un amore 1950  Michelangelo Antonioni

cronaca di un amore

 Fosse stato meno algido si potrebbe di lui dire:"J'ai deux amour, Ferrara e Milano." Non lo si può dire. Il suo distacco però non nasconde l'amore per i luoghi frequentati; passionalità occulta, erotismo d'immagini scarne, di silenzi, di spazi. Cronaca, non storia. Un fatto colto dalla viva presenza di persone destinate a terminare e ad essere dimenticate. Un episodio di "commedia umana" in quel periodo di ricostruzione italiana del dopoguerra. Un "giallo" pessimistico d'impotente partecipazione o di cinica assuefazione della guerra appena conclusa.

 

 

 

Paola e Guido, anime disgiunte da differenze non di classe, da destini divergenti. Lui in cerca di lavoro, lei sposata a un ricco industriale lombardo. Un po' satira di costume, un po' satira come si faceva una volta, umorismo permesso sotto il ventennio fascista (il bidello che si vanta delle punte ben fatte alle matite dei professori). Campi lunghi, ciottolati lucenti, autostrada serale deserta con il gran richiamo pubblicitario come un totem. Questa scena pare la più indicativa della fosca narrazione.... E i navigli visti nell'ansia notturna di un omicidio desiderato e irrealizzato. Un tour per le strade di Ferrara e di Milano, periferie abbandonate d'astratto vigore. Rivisto ora il film desta umana pietà per quei luoghi, come se le riprese fossero una malinconica passeggiata nel passato. Ha appreso da Carné, Antonioni? Storie, anzi "cronache" molto tristi, ma le immagini di Antonioni sono uniche. Carné andava verso la catastrofe del '39, Antonioni è dubbioso d'una rinascita imminente.

Un doppio delitto solo di desiderio, la totale inquietudine di inappagata volontà.

Poi c'è l'erotismo borghese nelle belle auto, negli abiti femminili, nella bella vita inarrivabile, sfogo trasversale d'un autore che non vuol cedere alla sua interiorità. (Paolo D.)

Chiedete nel Fondo Sclavi della biblioteca di Venegono Superiore il testo:

Tinozzi, G.   Michelangelo Antonioni, Nuova Italia, 1974

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