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Arrivo a Bucarest, con qualche timore. Abbiamo noleggiato un’auto in loco per evitare inutili connotazioni e sgraditi incontri.  Eppure una pattuglia ci ferma fuori dalla capitale.
Italiani…. Buon viaggio e benvenuti!!!! Questo prima del nefasto episodio romano. Il primo impatto è con la periferia di un centro industriale. Vetri rotti alle pareti di casermoni grigi e fumosi. L’anonimato carica l’atmosfera di perplessità per una vacanza solo agli inizi.

Siamo sui Carpazi, selvagge e sconfinate distese  di alberi. Il cuore palpitante dell’Europa. Foreste inaccessibili,  sguardi sull’infinito.  Primi bed and breakfast. Ci accompagnano al ristorante. Moulaka, la polenta. La cameriera ha la sorella in Italia.

 



Il profilo di Castel Peles è fiabesco, richiamo allo stile di Ludwig in terra di Transilvania.  Il  lampadario di Murano sovrasta la perfetta ricostruzione di un salone veneziano. Eclettismo estremo, esaltato dalle avvolgenti atmosfere delle ricostruzioni in legno.

Italian e German style  in perfetta coniugazione di dettaglio. Grandi saloni e budelli minuziosi. Arriviamo in ritardo, l’accesso con il primo gruppo, la lingua è incomprensibile, astrusa .   Un gruppo di ebrei in visita, territori ancora sicuri per chi è da sempre perseguitato. Ci salva la custode che conosce qualche termine  italiano.


Nei pressi, il castello di Dracula non è proprio concepito per coltivare l’immaginario dei turisti, anche se ne è tappa obbligata.
Brasov, la capitale della Transilvania, è solo di passaggio. Solerti ausiliari del traffico disturbano i nostri ritmi lenti. La piazza centrale cerca di richiamare un’immagine mittel europea  della Romania. Ancora ben lontana dai grandi traffici turistici.  Vicino a Brasov la colonia tedesca si riunisce intorno  al monastero (che ci richiama i ricetti piemontesi).  Rifugio e granaio, cibo dello spirito. Insieme ai leggeri vini bianchi di Romania.
Percorrere le strade sterrate:  fognature a cielo aperto e improbabili automobili. Le cicogne ci accolgono nei villaggi, insieme alle atmosfere dei monasteri  della Bukovina. Stiamo cercando la pittrice di uova, un poliziotto ci fa accompagnare.  Potere dell’autorità a volte sgradevole.
Chiese in legno, mistiche immagini ortodosse al confine con la poverissima Moldavia. Ci fermiamo a leggere i dettagli della Sistina dell’Est, sulle pareti esterne troneggia il Giudizio universale.  L’azzurro predomina e si staglia contro il cielo, che pure è la maggiore minaccia alla sua conservazione.   Pochi grandi alberghi, dall’aria decadente. Excusatio, ma quale affinità con il latino!!! . Romania deriva da romanus, anche se ci sono colonie di rom in Maramures, questuanti rispetto agli autobus dei turisti. Ma noi viaggiamo con targa locale, integrati  nei modi e nel vestiario.      

Sighisoara


 A Sighisoara soggiorniamo in pieno centro storico.
Intatta città medievale, set  per il cinema, accogliente agli occhi del  turista. L’accesso è solo pedonale. Altri centri sono stati snaturati dagli interventi del regime e fanno a pugni con il contesto preservato da interventi invasivi.
Qui invece si respira il desiderio di conservare e valorizzare. Noi ci facciamo travolgere e ci fidiamo. Una  giovane “guida” improvvisata ci accompagna in cima ad un campanile. Azzardato forse, gli scalini in legno sono puntellati!!!

Sibiu 


A Sibiu c’è un gran fermento. Sarà poi capitale della cultura, per il momento cela i suoi tesori. Il Museo del cucchiaio in legno è la summa della cura nei confronti della tradizione.  Incontriamo un gruppo di motociclisti che proviene dalla Cecoslovacchia. Sono stati ospitati nelle case, non sempre un’esperienza  esaltante, soprattutto nei piccoli villaggi.

Palazzo Ceausescu


Stupiti dalla bellezza dei luoghi, meno santuari della cultura rispetto ad altri paesi dell’Est, intatto il sacrario della natura. Facciamo una tappa a Bucarest, con grande prudenza. Evitiamo i quartieri periferici, la realtà dei bambini di strada è ai margini. Il clima è irreale, pieno agosto, grandi Boulevard. L’Opera è una delle evidenze. Il palazzo di Ceausescu appare spettrale nel suo lindore. Leggiamo dei quartieri sventrati di cui non rimane traccia.

Ceniamo al ristorante dell’Accademia militare.

2004, alluvione sul Mar Nero. 

Siamo a nord del Danubio e ci ripromettiamo di ritornare. (M.A.)

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