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Intervista a Marco Alexander, interprete bilingue di padre irlandese e madre italiana (genovese), nato a Dublino. Guida turistica autorizzata. Da 20 anni vive in Israele, lavora a Gerusalemme dal 2002.

Puoi raccontare il tuo percorso umano e professionale in Israele?

La decisione di andare in Israele è maturata da un desiderio di vivere l'ebraismo vivo.

Una scelta di vita, indipendente dalla scelta professionale.

Avevo già fatto un'esperienza di lavoro e formativa nel 1989-1991 all'interno di un kibbutz, luogo di incontro significativo per giovani provenienti da tutto il mondo, soprattutto dal Nord Europa.

Lavoro con varie istituzioni: l'ambasciata italiana, vari ministeri israeliani, dalla finanza agli esteri e con il Parlamento, la Knesset. Collaboro con lo Yad Vashem.

Sono inoltre consulente per aziende italiane che vogliono investire nel paese.

Che cosa vuol dire vivere oggi in Israele?

E' un paese complesso, particolare, offre stimoli sia dal punto di vista intellettuale che lavorativo. 

 

Una metafora o un'immagine che rappresenti Israele

Il nome stesso di Israele, colui che "lottò con Dio". Il paese è frutto di grande tenacia, della capacità di lottare, di prevalere in varie situazioni. Un miracolo vivente.

Vi è presente una forte carica identitaria, che si riflette nell'alto tasso di natalità, e un accentuato senso di appartenenza, quello che vedo oggi con grande rammarico sgretolarsi in Italia e che andrebbe recuperato.

La religione è sicuramente il collante maggiore, tanto che tutti i bambini israeliani di religione ebraica vengono circoncisi anche se figli di ebrei non praticanti.

I rapporti tra Italia e Israele

Sono molto buoni, c'è simpatia e un grande interesse per la cultura italiana. Sta aumentando il numero di turisti italiani in Israele.

Comunico frequentemente con l'Italia, seguo i giornali e i telegiornali italiani.

A Gerusalemme è presente una sinagoga italiana e un Museo d'arte italiana.

Pensi che sia presente un pericolo antisemita in Italia?

L'antisemitismo non è mai sparito.

A mio avviso il pericolo maggiore e reale deriva dalle comunità musulmane radicalizzate, come è già successo in Francia. Personalmente ho vissuto qualche episodio verbale di antisemitismo in passato, di matrice "palestinista".

Libro o film del cuore

Un vecchio film inglese "The Winslow boy", con Robert Donat.

Amo molto il pensiero del compianto rabbino Laras.

 

Cosa desideri per il tuo futuro?

Può sembrare banale, ma vorrei continuare a crescere in un paese che cresce....

a cura di Marina Adotti