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Il "lucertolone famoso" è tornato

Dopo un lungo e delicato restauro, il coccodrillo di Santa Maria del Monte a Varese ha trovato definitiva collocazione nel percorso del Museo Baroffio e del Santuario.

Si respirava una bella atmosfera, carica di soddisfazione e curiosità al Museo Baroffio. Abituati alla presentazione di restauri di beni artistici più comuni, l'occasione del recupero di un coccodrillo non poteva passare inosservata.


Da tempo c'era la voglia, il desiderio di rivederlo, il "lucertolone" di Santa Maria del Monte, nascosto all'ombra delle numerose bellezze del museo, ma mai dimenticato, soprattutto dagli amici del Malcantone.


Chiuso nella sua teca da più di cento anno, era tornato alla ribalta nell'estate del 2014, per la prima volta esposto al pubblico dopo anni di oblio. "Si è creato un bel clima di collaborazione" ha detto Laura Marazzi, conservatrice del Baroffio, ringraziando tutti coloro che si sono spesi nell'impresa, dal restauratore Paolo Moro al Museo del Malcantone, insieme ai vari gruppi e amici che hanno collaborato nelle sottoscrizioni. "C'era una grande richiesta di rivedere il coccodrillo - ammette Bernardino Croci Maspoli, conservatore del Museo Etnografico del Malcantone - e questo recupero riconsolida i rapporti antichi con Santa Maria del Monte, rapporti che affondano le radici nei primi pellegrinaggi, già attestati nel 1189".

La classe IV O indirizzo turistico dell'Istituto Pessina di Appiano Gentile, nell'ambito di un progetto sulla valorizzazione del territorio, ha scritto un articolo su un blog locale che intende promuovere la realtà locale e le sue bellezze.

L'articolo è anche il risultato di due uscite didattiche sul territorio.

Entra e consulta:

 http://www.theitalystyle.com/appiano-gentile-non-solo-inter/

Nel testo viene citato il "Monumento ai caduti. La quercia delle anime"-1920 che si affaccia sulla piazza, opera di Adolfo Wildt, scultore di levatura internazionale poco noto al grande pubblico. L'opera ha un accentuato valore simbolico.

Il monumento rappresenta un albero bidimensionale inserito tra due montanti a simulare un bassorilievo scavato.

I suoi rami sono carichi di 78 fiammelle che simboleggiano le anime dei morti.

Le anime richiamano i frutti cresciuti sull'albero della patria per cui i soldati si sono sacrificati.

Le lance laterali rappresentano le potenze dell'Intesa.

L'opera viene realizzata grazie all'intervento del mecenate Giuseppe Chierichetti, facoltoso industriale e collezionista.    Sempre nel 1920  Wildt porta a compimento, con la committenza di Chierichetti, "Il Monumento ai caduti- Il pozzo delle lacrime" di Valduggia che si riferisce simbolicamente alle lacrime versate dai famigliari.

 

Due opere di Adolfo Wildt, "La madre" e "Vir temporis acti-Uomo del passato"-1913 fanno parte della collezione Franco Maria Ricci e sono visibili presso il complesso del labirinto di Fontanellato. 

Sulla vita e l'opera dello scultore consulta il testo "Adolfo Wildt 1868-1931. L'ultimo simbolista", Skira, 2015, catalogo della mostra realizzata dalla Galleria d'arte moderna di Milano a gennaio-febbraio 2016.   

Il monumento ai caduti è segnalato anche con immagine nelle pagine 27-28-29       -M.A.-

A seguire, aprendo l'articolo con la funzione Leggi tutto,  l'urna di Walperto presso il Museo Archeologico di Milano

Foto di Marina Adotti

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Monumento ai caduti (Opera di Adolfo Wildt)

Il Servizio di Matteo Bollini all'inaugurazione della Cripta del Sacro Monte di Varese

Guarda il servizio su RETE 55 del 24/10/2015

Un piccolo capolavoro da riscoprire: i dipinti che si trovano oggi nelle sale del Municipio di Cuveglio provengono dall'oratorio campestre di Santa Maria del Bosco. Furono rimossi dall'originale collocazione mediante uno strappo alla fine degli anni Sessanta. 

Affresco di Cuveglio

I dipinti che si trovano oggi nelle sale del Municipio di Cuveglio provengono dall'oratorio campestre di Santa Maria del Bosco. Furono rimossi dall'originare collocazione mediante uno strappo alla fine degli anni Sessanta del secolo scorso, insieme alla Crocifissione quattrocentesca firmata da Maffiolo Gabardi. Sappiamo che l'intervento di strappo fu operato da Carlo Alberto Lotti, in due fasi, mentre il rimontaggio è stato effettuato su due pannelli distinti. Dopo gli interventi di restauro curati nel 1980 da Paola Zanolini, che hanno integrato le estese lacune dell'intonaco e della pellicola pittorica, i due pannelli sono stati conservati presso i Civici Musei di Varese sino al 1984, anno in cui sono stati restituiti al Comune di Cuveglio.

Il dominio dei Visconti ha lasciato nel nostro territorio numerosi castelli e fortificazioni. Oggi ci soffermiamo su quelli che dominano la Valle dell'Arno, particolarmente strategici poiché avevano funzioni di difesa dei confini da eventuali assalti.

Castello Confalonieri di Caidate

Durante la signoria dei Visconti a Milano, il territorio del basso Varesotto, comprendente la zona del Ticino, Gallarate e delle vallate dell'Arno e dell'Olona, vede il capillare moltiplicarsi di fortificazioni e castelli. Davvero numerosi sono i castelli che con la loro presenza documentano quanto fosse ramificato il sistema di controllo e di difesa che i Visconti attuarono in questa zona, così importante fin nell'antichità perché collegava Milano ai valichi alpini.

Castello di Vezio

Un affascinante maniero dalla leggendaria fondazione. Sorto in un luogo strategico, il Castello di Vezio, che sovrasta Varenna, fu sfruttato come avamposto militare fin dai tempi più remoti, come dimostrano i numerosi reperti archeologici, rinvenuti ai piedi della torre.

Sorto in un luogo strategico, il Castello di Vezio, che sovrasta Varenna, fu sfruttato come avamposto militare fin dai tempi più remoti, come dimostrano i numerosi reperti archeologici risalenti all'età del ferro, rinvenuti ai piedi della torre e ora custoditi nel Museo Archeologico di Como. In epoca tarda romana, il luogo fu sfruttato per proteggere delle vie di comunicazione tra Bellano e la Valle dell'Esino.

 

La Chiesa di Santa Maria della Neve a Monate, eretta nella seconda metà del XIV secolo, presenta una sobria facciata a capanna su cui si apre un pregevole portale con capitelli finemente decorati. L'interno, ad aula unica, conserva tracce degli affreschi originari.

 

Chiesa di Santa Maria della Neve

Il complesso chiesastico dedicato a Santa Maria della Neve venne eretto durante la seconda metà del secolo XIV per volere di Branchino Besozzi, vescovo di Bergamo che il 13 gennaio del 1396 vi istituì un Capitolo, composto da un arciprete e da quattro Canonici. La chiesa è un interessante esempio di architettura gotica-lombarda di fine Trecento ad aula unica con schema a due vani rettangolari, di cui quello rivolto ad occidente è destinato a navata con copertura lignea cassettonata, mentre quello rivolto ad oriente di forma quadrata, è destinato a presbiterio.

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