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Per i tempi moderni, così assillanti e veloci, la figura di Elisabetta Mosconi può sembrare forse distante e un poco anacronistica.

Eppure Elisabetta fu figura di spicco dei salotti veronesi, che animava con la sua presenza attenta anche se schiva.

Poeti e letterati ne cercavano il plauso, la protezione e la committenza.

D’estate l’attività intellettuale si spostava  nella villa di Novare, ai piedi di una collina coltivata a vigneti.

La villa ha un corpo esterno di fabbrica, scenografico quanto le finte architetture del salone delle feste.

Et in Arcadia ego, un colpo d’occhio che sorprende, oltrepassato lo stradone di recente antropizzato.

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 Dietro alla villa, si può vedere il parco all’inglese e il cottage che ospitava il giovane Pindemonte,

Lontano da occhi indiscreti, consentiva agli amanti di perdersi nelle acque del lago che richiamava la forma a T del Garda.

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Il luogo ha conservato intatto il suo aspetto romantico. ldeale per matrimoni.

La villa è aperta grazie alla grande disponibilità dei Bertani, attuali proprietari, produttori dell’Amarone classico.

M.A.

Curiosità:

Elisabetta Mosconi fu allieva di Girolamo Pompei, traduttore delle Vite di Plutarco, che la cita nell’epistolario conservato presso la Biblioteca comunale di Verona

 

Proprio alla figura di Elisabetta Ippolito Pindemonte dedicò alcuni versi de" I sepolcri"-vv.359-365

   Così delle ristrette, e non percosse
Giammai dal Sole sotterranee case,
Io parlava con te, quando una tomba
Sotto allo sguardo mi s’aperse, e ahi quale!
Vidi io stesso fuggir rapidamente
Dalle guance d’Elisa il solit’ostro,
E languir gli occhi, ed un mortale affanno
Senza posa insultar quel sen, che mai
Sovra le ambasce altrui non fu tranquillo.
Pur del reo morbo l’inclemenza lunga
Rallentar parve; e già le vesti allegre
Chiedeva Elisa, col pensiero ardito
Del bel Novare suo l’aure campestri
Già respirava, ed io credulo troppo
Sperai, che seco ancor non pochi Soli
Dietro il vago suo colle avrei sepolti

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