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Il cimitero ebraico di Monte Olimpino nasce negli anni ’50.

Situato in Via Maderno, a pochi chilometri da Ponte Chiasso, ha un accesso separato e uno congiunto con il Camposanto.

Accoglie una trentina di tombe.   

All’ingresso sono sepolti Joseph e Pola Frankel, di origine polacca, industriali del tessile.

Le lapidi sono estremamente semplici, essenziali, a  sottolineare l’uguaglianza dei defunti di fronte alla morte.

Tutte recano inciso il nome del defunto, la data di morte, la professione  ed eventuali suoi meriti.

Spesso compare il simbolo della Menorah-candelabro a sei bracci  o del Magen David- stella a sei punte e l’iniziale delle cinque lettere ebraiche della frase: “Sia la sua anima legata nel fascio della vita”.

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Non compaiono sulle lapidi fotografie o immagini della persona.

Perché “nessuno deve erigere un monumento  per i giusti; è il ricordo dei loro atti il loro memoriale.”

Sulle tombe nella tradizione odierna non vengono deposti fiori. E’ invece usanza porre sulla tomba un sasso, segno concreto e duraturo del proprio passaggio.

Sono gli omaggi che i fedeli portano ai defunti in ricordo di un'antica tradizione nata durante la fuga degli ebrei dall'Egitto nel deserto, quando i cadaveri venivano sepolti sotto cumuli di pietre per proteggerli dagli animali selvatici in quell'ambiente ostile.

Si usa anche strappare da terra una zolla con qualche ciuffo d’erba attaccato per poi lasciarlo cadere dietro di sé, a simbolo della pianta che, anche se divelta, tornerà a nascere.

Fonte: Il “giardino” degli ebrei. Cimiteri ebraici del Mantovano, a cura di Anna Maria Mortari, Claudia Bonora Previdi, Firenze, Giuntina, 2008

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