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La casa è tutta ingessata, pronta per i lavori del cappotto.

E’ su tutti i giornali, sono i lavori che faranno respirare l’Italia.

Noi non riusciamo a guardare all’esterno.

Verso il balcone, tutto chiuso. Verso la strada, sbarrato.

Mi manca l’aria… Fuori, il covid pronto a balzarci addosso.

Il nostro garage è inagibile, occupato dagli operai.

Hanno depositato i materiali, la mattina si fanno la toilette.

Tento di comunicare con gli operai.

Lui alza le sopracciglia, accenna a una nasale, poi nega con il capo. Parla solo albanese.

“Quando cambierete gli infissi?”

 

Suonano alla porta, sono gli operai per le imposte.

A noi avevano fissato un giorno diverso,

Vengono insieme per cambiare gli infissi e posare sul terrazzo.

Dal balcone: “Da dove vieni? Il telefono non ce l’hai? Noi non possiamo perdere tempo”.

La colpa è sempre di un altro.

Tutto il paese sta seguendo i lavori. Il parrucchiere conosce ogni spostamento, ogni dettaglio. Sorrido, mi coglie impreparata.

Devo partire per le vacanze, aspetto le chiavi della nuova serratura.

“Geometra, noi abbiamo finito. Non possiamo aspettarla, dobbiamo andare in cantiere a Bergamo”. E le mie chiavi?

Mi alzo al solito alle 6.40. Un’ora per andare a scuola, per evitare la ressa devo essere lì prima. In questo periodo di mascherine e contagi una bella valeriana ci vuole.

Sta piovendo a dirotto, dal tetto cade una manciata di acqua.

Ho appena finito i lavori, tre mesi di cappotto. No!!! >Sono andati sul tetto e hanno rotto alcune tegole. Telefono all’amministratore, nessuna risposta.

Mi trascino verso scuola, ma il pensiero è tutto sul mio tetto.

Ancora all’intervallo provo a telefonare.

“Sì, saliremo ma quando smetterà di piovere!” Vedo la mi casa sommersa dall’acqua, da alluvione del Polesine.  (M.A.)