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Ah! Casale ah Casale

" la chioma selvaggia di un'alga vagabonda."

Aveva scritto lo zio Beppe su un suo libro con calligrafia gallinacea. Il suo primo impiego fu alla REGIA PROCURA di Casale Monferrato.

Quante fole, quanti miti piccoli ovviamente.

Casale con il palazzotto nobiliare di Anna d'Alan¢on; Casale di Debora, la ragazza che non sapeva il latino e conobbe presto che voleva dire essere ebrea.

Casale e la "canottieri"; Casale e il suo affettato dialetto, parole strascicate "jamboon, bomboon; Casale dalle castagne d'India (gli ippocastani di Debora).

Casale di Vialarda Pontestura luoghi paterni.

Quelli di collina capovolgendo la carta geografica chiamavano "tripolini" quelli della piana, quelli delle risaie.

 

E le ciminiere? Strade bianche di polvere, poi si seppe essere amianto, "morto di silicosi" si diceva. Erano un po' troppi quei morti. Continuo andirivieni di camion distruttori di colline. I cementifici! Su  "e giù per la Valle Ghenza, Val Cerrina.

I giovani della "Banda Tom" costretti ad attraversare le vie di Casale scalzi sotto la neve prima della fucilazione fascista. "Tu non sai le colline dove s'è sparso il sangue." diceva Pavese. Giovani renitenti, partigiani, quanta ingenuità ad ignorare che il Monferrato non era le Langhe dove il partigiano era del "posto" sicuro di avere un rifugio e una fetta di polenta fra i suoi. Le colline nostre erano il luogo dei fuggiaschi, altri nomi, altre parole. Nascondersi? Parola incauta e incerta. Quello il distacco di Pansa da Bocca.

Valle Ghenza! Un rettilineo senza case, attraversarlo in corriera a me piccolo infiabato, abituato alla città, alle fitte case, era angosciante. Si parlava nella mia mente sognante di luoghi infidi, armi nascoste, nazisti pronti all'aggressione.

I "crumiri" di Casale ci sono ancora.

Il Teatro Lirico c'è ancora.

Con altro nome c'è ancora la farmacia Deregibus.

Naturalmente c'è ancora il Duomo dedicato a S. Evasio. Qui o in altra chiesa, forse su a Crea, quel matrimonio fra giovani dai nomi ricorrenti. "Chi sono quei due?" chiesi con voce il più possibile agra alla monferrina. "Luca è di Casale, Cristina è di Terrruggia:"  Allora, anni addietro. Chissà ora. Intanto una bimbetta svolazzava fra banchi e gambe. Un angioletto del Beato Angelico.

Casale e il suo Monferrato sono legati agli "uatu" alla "fanga" e all'ulivo che qualche secolo addietro cresceva, vedi "Olivola" paese materno. E la vite? Mi vengono il mente "peronospora" e "fillossera".

Lui, patèr panton o potamòs, non l'ho nominato. Imbarazzo o blasfemia? C'è, c'è.

Speriamo nella sua sopravvivenza.                                                                                                                                           

"A Casale!"

"It's a long way to Anna"

P.D.