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Il Santuario di Santa Maria dei Ghirli (termine dialettale con il quale si indicavano i rondoni) a Campione d'Italia si affaccia sul lago. L'attuale aspetto è il risultato di modifiche e trasformazioni stratificate nel corso dei secoli.

 

 

DeVerisCampione d'Italia costituisce l'unico caso di enclave politico-amministrativa italiana in territorio elvetico. L'origine di questa situazione risale al 777 quando il longobardo Totone di Campione decise di donare i propri possedimenti al monastero di sant'Ambrogio di Milano, e quindi rimasero esclusi dal passaggio delle valli ticinesi dal Ducato di Milano alla Confederazione elvetica.

 

L'attuale aspetto di Santa Maria dei Ghirli (termine dialettale con il quale si indicavano i rondoni) è il risultato di modifiche e trasformazioni stratificate nel corso dei secoli, in particolare quelle sei-settecentesche hanno conferito all'edificio il prospetto scenografico verso il lago. Al momento della fondazione doveva essere una chiesetta distante dall'abitato, molto semplice e senza grande rilevanza artistica. Verso la metà del secolo XIV fu tuttavia affrescata, sia all'interno che all'esterno, da pittori di buona scuola.


GhiriL'imponente facciata a tre archi, rivolta verso il lago, è collegata ad esso da una scalinata monumentale a rampe incorniciata da due file di cipressi di grande effetto scenografico, soprattutto per chi approda dal lago. L'arco principale di accesso è riccamente decorato e dominato dalla colomba dello Spirito Santo mentre i due archi laterali introducono a dei portici che accrescono la monumentalità della costruzione e proteggono gli affreschi esterni. Il tiburio è elegante e slanciato, a differenza del campanile che, pur con i rimaneggiamenti settecenteschi, mantiene l'impronta romanica.

L'interno della chiesa, a navata unica e volta a botte. La parte riservata ai fedeli è decorata con affreschi di grande intensità e impatto emotivo, restaurati fra il 2010 e il 2011, un ciclo disposto su due registri con le Storie della Vergine e del Battista e la sequenza dei Mesi, opera di un maestro lombardo della seconda metà del Trecento.
L'arco trionfale, splendidamente decorato da una suggestiva Annunciazione ci introduce all'aula sacra e al Presbiterio dove campeggia un altare secentesco che incornicia una ancona in pietra molto articolata, con al centro la Madonna col Bambino. L'aula sacra, separata da una balaustra sormontata da una cancellata, è decorata con gli affreschi secenteschi di Isidoro Bianchi con le Storie della Vergine.

Anche il portico esterno è ricco di affreschi di epoche diverse. La raffigurazione più importante è senz'altro il Giudizio Universale di epoca quattrocentesca eseguito dai fratelli Lanfranco e Filippolo de Veris. Sulla destra invece si trova un grande affresco proveniente dal portico settentrionale e dal quale fu strappato nel 1893 per motivi di conservazione. Si tratta delle Storie dei Progenitori eseguite nel 1514 da un pittore ignoto. Attribuite fin dal Settecento a Bernardino Luini, e poi anche a Bramantino e in tempi più recenti a Domenico Pezzi, queste storie sono state da ultimo avvicinate a Bernardino Marchiselli de Quagis, detto il Bernazzano, un pittore originario di Inzago, che nel 1507 firma l'affresco sull'altare maggiore di Santa Maria del Soccorso a Uboldo, nei pressi di Saronno.

Matteo Bollini

Fonte: in “ArteVarese” http://www.artevarese.com/av/view/news.php?sys_tab=20017&sys_docid=8642&sjl=1, 2012-30-08